Micro Influencer Marketing: strategie per la tua nicchia

3_MicroinfluencerSecondo l’ultima ricerca diffusa da Talkwalker, il 2019 sarà l’anno in cui l’influencer marketing smetterà di essere visto dalle aziende come “un esperimento”, per entrare in una fase più matura e consapevole. Per il 69% dei marketers, infatti, l’influencer marketing ha una valenza strategica fondamentale, eppure per chi lavora in questo ambito emergente nel panorama della comunicazione, le sfide aperte sono tante: identificare l’influencer giusto per il brand; sviluppare insieme attività innovative e originali; misurare l’effettivo risultato delle azioni svolte. Per esperienza, possiamo affermare che Influencer Marketing non è sinonimo di Chiara Ferragni: molte aziende o agenzie che ci contattano per ideare e sviluppare progetti legati a influencer pongono subito come paletto inviolabile il coinvolgimento di top influencer come le più celebri fashion blogger, celebrities dei talent show, sportivi da copertina. Soprattutto quando non si parla di brand multinazionali, è consigliabile (e strategico) dedicare invece del tempo a individuare i cosiddetti microinfluencer (tra i 5.000 e i 100.000 follower) o nanoinfluencer (tra i 500 e i 5.000 follower), figure con una fanbase ridotta, ma estremamente profilata per interessi. In un mondo digitale sempre più popolato di bot, fake account e agenzie che operano acquistando seguaci e finte interazioni, il loro rapporto genuino con i fan vale quanto oro.

Se gli influencer di serie A sono facili da riconoscere, perché sono citati in tutti gli articoli, nelle classifiche e suggeriti dagli stessi algoritmi di Instagram, Twitter e Facebook, più laboriosa è la ricerca delle altre figure. Un buon consiglio è quello di partire da uno studio degli hashtag più affini al settore di riferimento:  utilizzando parole chiave relative a “università” e “materiale di cancelleria”, per esempio, abbiamo individuato profili di studenti universitari specializzati nel raccontare sui social come affrontare esami, stage, colloqui e la scelta della facoltà. Influencer che si sono rivelati perfetti per promuovere i servizi di tutor e preparazione ai test d’ingresso di un cliente nel settore della formazione. Buona prassi è anche monitorare attentamente tutti gli hashtag che fanno direttamente riferimento al brand del cliente e ai suoi prodotti: potrete individuare influencer già conoscitori dell’azienda e fidelizzati, che si mostreranno sicuramente predisposti alla collaborazione, creando insieme storie e contenuti molto più credibili e con risultati a lungo termine. Utilizzando questo metodo abbiamo invece scoperto numerosi microinfluencer, già fan di un particolare marchio di prodotti audio e amanti delle camminate in città, a cui presentare un’esclusiva novità del brand ideale per ascolti “outdoor”: la loro reazione è stata entusiasta!

Infine non può essere trascurato il fenomeno dell’employee advocacy, ovvero dell’endorsement dei dipendenti o di altre figure interne e vicine all’azienda. Lo si ripete da sempre, ma molti sono ancora sordi al messaggio: i primi ambasciatori e testimonial del prodotto sono già al vostro fianco. Dovete solo imparare a riconoscerli e a coinvolgerli nel modo più strategico, gratificando il loro contributo. Un esempio concreto? Invitare gli addetti dei diversi punti vendita a condividere IG Stories quotidiane che raccontassero con ironia e garbo il lavoro e le ultime novità in negozio, premiandoli con la ricondivisione sull’account ufficiale e con altri incentivi.

In questo caso, quindi, oltre a una campagna di influencer marketing è fondamentale affiancare un buon piano di comunicazione interna in cui l’utilizzo dei social media sia valorizzato e compreso da tutte le risorse. Il loro coinvolgimento stimolerà quello dei clienti, in un passaparola spontaneo che è sempre uno dei risultati preferibili da ottenere con le attività social.

Le grandi aziende sono le prime ad aver compreso le potenzialità dei piccoli influencer. Dopo Starbucks, Amazon, Adidas e la maggior parte dei brand beauty e fashion, anche settori come il food o la tecnologia si stanno rivolgendo a nicchie specifiche, investendo sforzi e budget nel coinvolgimento di profili con meno follower ma ottimo ROI. Come certifica la prima ricerca pubblicata dal neonato “Osservatorio di Influencer Marketing” di Ipsos e Flu: “Un italiano su tre ha comprato più volte qualcosa che è stato promosso dagli influencer che segue. Il 62% delle persone intervistate ha acquistato ciò che ha visto consigliato sui social network degli influencer che segue.”. Insomma l’influencer marketing funziona e offre alle aziende opportunità nuove di visibilità e contatto con i propri clienti, se veicolate attraverso i personaggi più coerenti e in linea con il proprio target.

Hai in mente di investire in un’attività di influencer marketing e i tuoi prodotti non sono adatti al pubblico di massa? O magari non hai un budget sufficiente per contrattare con le celebrities del web? Possiamo aiutarti a definire un piano strategico e a coinvolgere gli influencer giusti per la tua nicchia di business. Contattaci dal sito.

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